I NOSTRI PRIMI 3 ANNI CON I LAVORI DI PUBBLICA UTILITA'

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Pubblicato: il 11 novembre 2014

Se il Lavoro di pubblica utilità non è una pena, ma l'inizio di una nuova avventura.

Nel novembre 2011 la nostra Squadra, a seguito di apposita formazione  presso la Provincia di Torino,  sottoscriveva la Convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per i lavori di pubblica utilità. Fu la prima organizzazione di volontariato in Valle di Susa ad aver sottoscritto l'impegno col Tribunale di Torino.

Non fu una scelta scontata all'interno dell'associazione ma, dopo aver analizzato la proposta e chiarito i dubbi, l'assemblea dei soci decise di aderire al progetto e iniziò subito la sperimentazione.Ad oggi, su dodici soggetti che hanno scontato la pena presso la nostra associazione, ben 6 sono diventati volontari effettivi della squadra, che ha così superato le 30 unità.

Alcuni poi, che nulla sapevano di volontariato e di protezione civile, hanno portato in associazione altri famigliari e/o conoscenti, consentendoci così un più sereno e naturale ricambio generazionale, che nel mondo del volontariato contemporaneo non è così scontato.

manutenzioni ambientali

Va detto che in questi tre anni tutti i soggetti che sono transitati da noi sono stati accuratamente selezionati, seguiti durante il percorso dall'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Torino ed Asti e non abbiamo mai avuto problemi a far svolgere loro l'attività prevista. Non si sono nemmeno registrate criticità con soggetti affetti da dipendenze o recidivi, ed in questo siamo stati fortunati.Riteniamo che un punto di forza nelle strategie gestionali dell'associazione, sia stato di considerare i soggetti che si presentavano per svolgere attività di pubblica utilità, non solo come "forza lavoro", bensì soggetti che potevano, attraverso la pena da scontare, avvicinarsi al mondo del volontariato e diventare una risorsa.

manutenzioni ambientali

Praticamente nessuno di loro aveva idea di cosa fosse il volontariato, non comprendevano le motivazioni alla base del nostro impegno e, soprattutto, la gratuità della nostra opera (che in realtà si traduce nello spendere soldi per fare il volontariato).Così, abbiamo lavorato sugli aspetti che andavano oltre allo scontare una pena, ovvero far comprendere il senso di appartenenza alla squadra, l'affiatamento, la necessità di operare uno a tutela dell'altro. Durante un'emergenza, infatti, non si può improvvisare e l'efficacia o meno dell'azione di squadra deriva dall'operato di ogni singolo uomo.

alluvione

Quindi, oltre ad impiegare i soggetti di l.p.u. nei lavori, prevalentemente di manutenzione ambientale, sede, mezzi ed attrezzature, partecipazione durante le micro calamità, monitoraggio dei corsi d'acqua e delle situazioni di disseto idrogeologico presenti sul territorio, li abbiamo coinvolti nelle esercitazioni e, una volta scontata la pena, li abbiamo avviati ai vari corsi di formazione, sia in materia di protezione civile che di antincendio boschivo.Non ci aspettavamo un ritorno così positivo anche se, di fatto, la gestione di  soggetti "esterni" che operano nell'organizzazione, comporta una serie di impegni e di oneri da non sottovalutare, sia per i volontari che per il responsabile dell'associazione (che diventa il referente del condannato sia per il Tribunale che per l'UEPE).

disalveo Rio Cresto

A tre anni dalla sottoscrizione della convenzione col Tribunale possiamo affermare che fu una scelta di maturità che, abbinata ai percorsi formativi portati avanti in questi anni, ci consentono di guardare al futuro con un certo ottimismo e, probabilmente, il prossimo passo potrebbe essere di estendere la convenzione all'istituto della "messa in prova".

Dichiarazione di Andrea P. e Giorgio M.

“Per me l’esperienza con gli AIB – racconta Andrea (il nome è di fantasia), 27 anni, 1 anno di servizio come LPU – è stata stimolante, tanto che ho scelto di proseguire la mia attività come Volontario anche una volta concluso il periodo imposto dalla sanzione che è durato circa un anno, da inizio 2013 a febbraio 2014. Ho scelto, quindi, di continuare un’attività che sento come veramente utile e importante per la gente e per il territorio, compatibilmente con gli impegni di lavoro che spesso rendono difficile prestare la propria opera. Lavorare nell’ambito della Protezione Civile è un impegno duro e gravoso, anche fisicamente, ma credo sia un’opportunità per me oltre che un servizio per il mio territorio, quindi, appena mi sarà possibile, questa attività continuerà a fare parte della mia vita”.Analoga, ma differente per alcuni aspetti, l’esperienza di Giorgio R., 40 anni: “Per me quella degli AIB è stata una scelta naturale, in quanto l'ho colta come un'opportunità per intraprendere un'attività cui pensavo da tempo, ma che ho sempre rimandato per motivi organizzativi. Pertanto la scelta di svolgere il servizio presso l'AIB di Sant’Antonino è stata fatta già con l'intenzione di rimanere oltre le 18 ore che avrei dovuto scontare obbligatoriamente, cosa che mi ha permesso di iniziare a spron battuto e di vivere la situazione non come una condanna, ma come un'opportunità di fare qualcosa di costruttivo per il territorio in cui vivo”.

Sono 2736 i condannati che, dal 1 gennaio 2011 ad oggi, hanno svolto Lavori di Pubblica Utilità a fronte di 130 convenzioni stipulate dal settembre 2010 in poi, secondo un andamento esponenzialmente crescente: se, infatti, a dicembre 2010 in realtà non vi erano ancora convenzioni attive, si è passati a 50 a febbraio del 2012 crescendo fino alle 130 odierne, mentre i posti disponibili sono passati da 0 del 2010 a 230 nel 2012 fino ai 447 attuali.“Sono dati importanti – conferma Francesco Gianfrotta, Presidente reggente del Tribunale di Torino -, che testimoniano come questa misura (il lavoro gratuito per la collettività) sia una strada corretta verso l’obiettivo di evitare la pena detentiva per soggetti che, per il tipo di reato commesso o per le loro caratteristiche personali, possono far ben sperare in una riabilitazione. Lo testimonia anche il numero delle revoche, cioè delle persone che hanno perso il beneficio della pena alternativa, che sono state soltanto 70 in oltre tre anni”.Anche per la Giustizia italiana, l’esperienza LPU rappresenta un ottimo punto di partenza per uno sviluppo delle misure alternative alla detenzione: “Dobbiamo cominciare a ragionare in un modo diverso da quello in cui siamo stati abituati a ragionare per anni – conclude Fabrizio Gianfrotta, Presidente reggente del Tribunale di Torino -, la pena detentiva non è l'unico sistema, in particolare quelle brevi sono puro costo perché non riescono a svolgere la loro funzione primaria, definita dall'art. 27 della Costituzione, cioè la restituzione di una persona diversa che abbia riflettuto sulla propria situazione e sul proprio reato”.

 

 

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